Racconti

La prima cosa che ho perso non è stata una persona. È stata la sensazione che il tempo fosse infinito. Da quel giorno, ogni cosa ha iniziato a finire prima. Le frasi. Le stanze. Le promesse dette piano. Ho imparato a vivere come si tiene un bicchiere già scheggiato: con due mani e nessuna distrazione.

Ricordo ancora il modo in cui entravi in una stanza. Non occupavi spazio. Lo cambiavi. Certe presenze non fanno rumore, ma quando se ne vanno il silenzio diventa pesante, come un mobile che nessuno sa più dove mettere.

Ho smesso di raccontare la mia storia perché ogni volta cambiava. Non i fatti. Il modo in cui facevano male. Forse crescere è questo: non smettere di sanguinare, ma imparare dove guardare mentre succede.

La notte è l’unico momento in cui non devo fingere. Nessuno mi chiede di essere forte. Nessuno mi corregge. Resto lì, a metà tra quello che sono stato e quello che non ho avuto il coraggio di diventare. E per qualche minuto va bene così.